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Non solo corpi
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L’Universo lento e freddo

La rivoluzione freudiana della verticalità della psiche umana (conscio e subconscio) ha dato avvio nell’occidente a una tradizione letteraria introspettiva in cui i protagonisti si muovono come ombre sbiadite sullo sfondo di una società alienata. Il conflitto in queste storie nasce proprio dall’urgenza di posizionare l’io verticale in una dimensione collettiva che non fornisce risposte adeguate. In cerca di queste risposte i corpi si muovono, viaggiano, incontrano. L’altro fisico, corporeo e orizzontale, nonostante l’ipoteca delle teorie freudiane assolve ancora a una funzione mediatrice tra il corpo e il Sé.

Oggi il corpo è sempre meno fonte di esperienza sensibile e si va ripiegando in un contenuto di informazioni effimere destinate a essere rimosse subito dopo aver interrotto una connessione con un altro corpo e, cosa ancora più sconfortante, con un dispositivo di dimensioni più ampie come l’ambiente che lo circonda. L’uomo non viaggia più, bensì attraversa.

Il sociologo polacco Zigmunt Bauman nella prefazione al suo saggio edito nel 2006 Amore Liquido, nel delineare la dicotomia connessioni-relazioni in quella che definisce la società liquido-moderna afferma che Ulrich, protagonista del capolavoro di Robert Musil, oggi non sarebbe L’Uomo senza qualità, bensì l’uomo senza legami.

L’affermazione di Bauman assume i connotati di una proporzione matematica (Ulrich era un matematico) in cui a mio modesto avviso manca uno dei termini che con un po’ di audacia vorrei inserire.

Ulrich : all’uomo senza qualità = Michel Djerzinski : all’uomo senza legami.

C’è chi colloca Michel Houellebecq autore de Le Particelle Elementari, per i contenuti della sua narrativa, all’ombra della Silicon Valley nella cornice del movimento transumanista. Questo spiegherebbe perché Djerzinski il protagonista della storia ha un solo scopo: clonare il corpo umano. La prospettiva più ottimista di cancellare con un colpo di spugna la desolante realtà delle asettiche connessioni si risolve in un reset esistenziale che ha per intento ridefinire i tratti di un umanesimo nuovo, anzi di un post umanesimo.

Per far sì che ciò accada bisogna partire dal principio, dal corpo. Ma non basta. Quest’ultimo sarà ridotto a brandelli, dissolto in particelle infinitesimali e indivisibili. L’estrema libertà ha condotto gli esseri umani a vivere senza i sentimenti, lasciando che prevalesse la paura, o forse la convenienza, tramutandoli in ineffabili particelle elementari che vagano nel vuoto, che attraversano appunto. L’individuo si ritrova catapultato in un mondo privo di certezze:

“Aveva capito subito che quell’universo rallentato, segnato dalla vergogna, dove gli esseri si incrociano in un vuoto siderale senza che mai sembri possibile tra loro alcun rapporto, corrispondeva esattamente al suo universo mentale. L’universo era lento e freddo.”

Ma Bruno Clerment, fratello di madre di Michel Djerzinski e coprotagonista della storia, non possiede il suo spessore introspettivo, il suo attraversare differisce dalla risposta nichilista di Michel. Bruno è come un rabdomante che si ostina a cercare tracce di umanità organica, nella forma più visibile di questa: nei corpi. La cerca fino alla psicosi che, negli anni, da un incontrollabile e duraturo autoerotismo lo conduce a deliranti orgasmi di gruppo. L’universo lento e freddo diventa il perimetro entro il quale Bruno si muove nella speranza di scontrarsi un giorno con la materia senza attraversarla. Le informazioni di fisica biomolecolare che Michel in odore di Nobel raccoglie sono lo sperma e i liquidi organici dell’esperienza di Bruno, ma non vi è traccia di umanità.

È il trionfo ma anche la deriva dell’essenzialismo. Ridotto a una particella elementare, a una realtà ultima, l’uomo nega ogni contatto con l’Essere e si accartoccia in un’esistenza ego referenziale. Nel testo si fa diretto riferimento alle ricerche scientifiche condotte da Michel durante la sua carriera. L’obiettivo di tutta la sua vita è stato quello di fondere i risultati ottenuti proprio dalla meccanica quantistica con la biologia molecolare e la genetica. Il ricercatore è infatti convinto che riducendo il codice genetico a basilari equazioni quantistiche sia possibile svelare il segreto della vita. Le particelle elementari occupano ampi spazi di universo sfuggendo alle leggi dell’attrazione, come miliardi di persone che popolano il nostro pianeta e attraversano l’esistenza sfuggendo alle relazioni e ai rapporti umani.

Il corpo si riduce a mero veicolo di informazioni trasferibili attraverso le connessioni e la società ne risulta esautorata da ogni funzione narrativa divenendo una sorta di Big Data, non a caso Houellebecq la richiama solo attraverso una serie di slogan. Per dirla alla Byung Chul Han, il filosofo coreano naturalizzato tedesco, assistiamo a una inesorabile de-narrativizzazione.

La natura delle informazioni è l’immediatezza senza il calore della narrazione, lo scopo è la quantità senza qualità. La ricerca genetica di Michel come i rapporti sessuali di Bruno sono eventi immediati e quantificabili, diventano metafora di una società nella quale il Sé e il corpo non hanno speranza di incontrarsi attraverso l’altro.