Ho memoria del “chiamami quando arrivi”: la tua paura del mondo diventava la cattiveria che poteva avere su di me. Facevo uno squillo e sapevi che ero io, perché contavi i minuti e i metri che mi separavano dall’arrivo.
Quando tutto mi è davvero crollato addosso e intorno, un amico mi ha detto: “adesso è davvero tua mamma, l’hai fatta diventare madre solo ora”. Non ti avevo permesso protezione per anni, poi te l’ho sbattuta in faccia di colpo: “aiutami, mi sono perso”. Sei invecchiata di colpo, ma era una decadenza felice: eri madre, come lo volevi da sempre. Non il modo corretto o universale, ma il tuo: te l’ho permesso troppo tardi.


