Fire walk with me
10 Aprile 2025
Fuoco con Gianni Massironi
10 Aprile 2025

Fuoco al femminile

Norma Desmond in “Viale del tramonto” (1950), Mei in “La città proibita” (2025) e Mildred Hayes in “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” (2017): tre personaggi femminili che, seppur protagonisti di storie differenti, sono accomunati dal bisogno di fronteggiare i traumi che scuotono la loro esistenza. Norma Desmond, una vecchia diva del cinema muto, con l’avvento del sonoro risulta improvvisamente superflua agli occhi di registi e produttori, che non si fanno scrupoli a emarginarla. Senza alcuna forma di tutela, l’attrice finisce nel baratro degli attori dimenticati. Mei, invece, è tormentata dalla scomparsa della sorella, che scopre essere stata brutalmente uccisa. Tra i meandri di una Roma multietnica, la ragazza ha un unico obiettivo: punire l’uomo che gliel’ha portata via. Mildred Hayes è una madre annientata dal dolore legato alla perdita della figlia, stuprata e uccisa da un colpevole mai trovato. La sua unica preoccupazione è trovare i responsabili di quel crimine indicibile. Per Norma, Mei e Mildred il trauma subito funge da scintilla: una volta accesa la miccia, le tre donne diventano inarrestabili.
Nonostante la differenza d’età e d’epoca e il diverso contesto storico e sociale in cui si muovono, Norma, Mei e Mildred fanno idealmente parte di uno stesso universo narrativo: quello di donne vittime – direttamente o indirettamente – del volere di una società violenta e patriarcale. Tutte loro, però, provano a non lasciarsi sopraffare, scegliendo di reagire con gli strumenti che hanno a disposizione. Rabbia, vendetta, e ossessione sono i motori che infiammano la loro forza d’animo, una forza d’animo solo in apparenza indistruttibile.
In “Viale del Tramonto”, Norma Desmond intreccia una relazione professionale e sentimentale con Joe, uno sceneggiatore giovane e squattrinato in cerca del successo che accende in lei una nuova scintilla: riconquistare il grande schermo e diventare più famosa e rilevante che mai. Per raggiungere questo obiettivo lavorano insieme al copione da lei scritto per un film su Salomè, il ruolo che – e di questo Norma ne è convinta – le garantirà il grande ritorno nel mondo del cinema. Ossessionata da un ideale di gioventù ormai irraggiungibile, si sottopone a trattamenti di bellezza invasivi e sviluppa un attaccamento morboso verso la propria immagine.
In “La città proibita”, invece, Mei – che ha fatto delle arti marziali un mezzo di sopravvivenza – si trasforma in una vera e propria macchina da guerra, setacciando Roma alla ricerca della sorella prima e del colpevole del suo omicidio poi. La ragazza, dotata di una straordinaria forza fisica, risponde alla violenza con la violenza: spinta dal fuoco della vendetta, che anima la sua furia cieca, uccide senza ripensamenti gli uomini che tentano di fermarla.
In “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri”, Mildred Hayes – di fronte all’inadempienza della polizia, che sembra noncurante verso l’omicidio della figlia – paga per l’affissione di tre manifesti pubblicitari, che recitano rispettivamente: “Stuprata mentre stava morendo”, “E ancora nessun arresto”, “Come mai, sceriffo Willoughby?”. I tre cartelloni diventano il simbolo del fuoco che anima l’eroina del film, quello della rabbia.
Mildred, Mei e Norma sono tre donne complesse e imperfette, che – a loro modo – provano a rialzarsi dopo essere state calpestate.
In “La Città Proibita” e in “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri”, inoltre, il fuoco costituisce un elemento cardine nello sviluppo narrativo delle rispettive protagoniste. Mei, per concedere alla sorella una sepoltura dignitosa, brucia il cadavere in spiaggia e lascia con lei una gru di carta, simbolo della loro infanzia. Le fiamme che bruciano davanti al suo volto in lacrime segnano un momento di passaggio: Mei, anche a costo della propria vita, non si fermerà davanti a niente per ottenere la vendetta che cerca. In “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri”, invece, il fuoco innesca una catena di eventi che avranno conseguenze concrete nella vita di Mildred. Infatti, quando i manifesti vengono misteriosamente incendiati, la donna decide di vendicarsi, riversando la propria rabbia su coloro che ritiene responsabili: i poliziotti. Il fuoco torna nuovamente quando Mildred lancia nella centrale alcune bottiglie molotov, che incendiano l’edificio. Jason – il più violento tra i poliziotti – resta gravemente ustionato. Tali ustioni, però, diventano per lui un’importante lezione di vita: sarà proprio Jason ad accompagnare e supportare Mildred nel viaggio finale verso il potenziale colpevole. Dunque, da una parte il fuoco simboleggia la forza d’animo delle protagoniste, dall’altra rappresenta un fattore determinante nella vita dei personaggi, poiché influenza in modo tangibile lo svolgimento del loro arco narrativo.
Le storie di Norma, Mildred e Mei si differenziano soprattutto per l’epilogo. Nelle regole di una società patriarcale non c’è spazio per una vera giustizia né per la rivalsa femminile. Non è un caso, infatti, che l’unico a concedere un finale positivo alla propria eroina sia il film meno realistico dei tre. Gabriele Mainetti, il regista de “La città Proibita”, crea un universo cinematografico fantastico e caricaturale, all’interno del quale Mei trova il suo happy ending tramite Marcello, un ragazzo romano abbandonato dal padre e la cui delicatezza farà breccia nel cuore tormentato della protagonista. Sarà con lui che Mei ricostruirà un nuovo equilibrio nel finale.
L’epilogo di Mildred Hayes è aperto e senza risposte: in assenza del supporto di un valido sistema giudiziario, la donna sceglie di farsi giustizia da sola. Mildred e Jason, suggellata l’alleanza, si dirigono in macchina verso un potenziale colpevole. Cosa ne faranno di lui, però, non è dato saperlo.
Al contrario, Norma Desmond viene sconfitta dalla crudeltà della macchina hollywoodiana. L’arco narrativo del personaggio si conclude con la camminata teatrale di Norma: l’attrice scende le scale di casa sotto gli occhi sbalorditi di un pubblico che – insieme allo spettatore – assiste a un primo piano inquietante, divenuto ormai celebre. Poco prima di essere arrestata, la donna – che sembra quasi posseduta – guarda dritto in camera e afferma: «Mr. DeMille, I’m ready for my close-up» («Mr. DeMille, sono pronta per il mio primo piano»). L’industria cinematografica, spietata e meschina, ha schiacciato Norma Desmond, che soccombe inevitabilmente alle fiamme dell’ossessione.