Credevo di averli superati, una volta. Ero andato oltre, nei modi e nei tempi. C’era questa linea che mi diceva “no”, ma sono andato avanti. Credo di averla calpestata volutamente, cancellandone un tratto. Lasciando una traccia, voluta, su qualcosa che divideva. Che mi divideva.
Una volta di là, l’illusione del nuovo e del futuro. “Andrà meglio, non tutto bene forse ma meglio”: anche se la lingua è diversa e gli sguardi altrui sono bassi. Non mi guarda nessuno negli occhi. Ho teso la mano ma si è persa nell’aria, ho pianto le cose perdute e quelle mai arrivate. Ho perso te e tutto quello che ti portavi addosso. Ora cerco di superare il futuro, che di alternative non ne ha.