

Ottobre è il mese delle streghe, il mese di Halloween, il mese delle ombre e allora non posso non cominciare dagli esordi horror. Lo so, è un genere un po’ di nicchia ma lo scopo di Ghiaccio è quello di andare a scovare storie sommerse per cui eccoci qui.
Se vi dicessi Spielberg? O Dario Argento? Pensereste sicuramente ai grandi successi Blockbuster, magari a Lo squalo o E.T. per il primo, a Suspiria o Profondo rosso per il secondo. Credo sia normale identificare un grande regista nelle sue opere più clamorose che poi spesso coincidono con quelle più amate dal grande pubblico. Eppure…
Eppure nei loro primi lavori c’è già la stessa scintilla che poi esploderà negli anni, la stessa magia che ha solo bisogno di più tempo e più esperimenti per affermarsi ma comunque è lì, tra l’ansia da prestazione e la paura della prima recensione.
Quindi, se non li avete mai visti, questi sono alcuni esordi horror (più o meno noti) che vale la pena recuperare:
Questa la trama: a causa di misteriose radiazioni i morti tornano in vita e sono affamati di carne umana. Un gruppo di persone si asserraglia in una casa colonica di un cimitero in Pennsylvania per sfuggire all’assalto dei “morti viventi”.
Un capolavoro sorprendente (che infatti all’epoca riscosse anche molte critiche) che mescola terrore, ansia, suspence, ironia e sarcasmo, tutte qualità che poi contraddistigueranno i futuri lavori di Romero.
Vorrei mettere in luce due aspetti fondamentali del film: innanzitutto la pellicola ha praticamente rivoluzionato i così detti zombie-movies: prima di allora infatti, gli zombie avevamo sempre a che fare con stregoni e riti vudù ovvero erano uomini che, in seguito all’incantesimo di uno stregone, diventavano schiavi di quest’ultimo, del tutto deprivati delle proprie facoltà intellettive.
Inoltre il film è la dimostrazione che non bisogna necessariamente avere budget stellari per creare un capolavoro. Il film infatti fu girato nei weekend con un capitale di soli 114 mila dollari, puntando su attori poco conosciuti e sull’arte dell’arrangiarsi; perfino gli effetti speciali furono realizzati in modo semplice ma ingegnoso: per le scene più splatter ad esempio venne utilizzato dello sciroppo al cioccolato.
Anche la scelta del protagonista, per l’epoca, fu una piccola rivoluzione: Duane Jones, attore afroamericano; la valenza socio-politica di una scelta del genere è innegabile. Inoltre molti videro nella pellicola una metafora della guerra in Vietnam, altri una critica al capitalismo, altri ancora persino una metafora della guerra fredda, in cui gli zombi rappresenterebbero i sovietici. Insomma, un classico pieno di spunti e che non smette mai di stupire.
Calvino ha detto che un classico è un libro che non ha mai finito quello che aveva da dire. Se questo vale anche per i film, “La notte dei morti viventi” è un classico immenso.
Qui trovate il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=-GW5yv5ORcc
Uno scrittore americano di passaggio a Roma, Sam Dalmas, assiste casualmente, attraverso la vetrina di una galleria d’arte, ad un tentato omicidio. Grazie al suo provvidenziale intervento il killer fugge prima di riuscire nel suo intento ma Sam non riesce a dimenticare l’accaduto (in particolare è convinto di non riuscire a ricordare un dettaglio fondamentale in grado di risolvere l’enigma) e si mette in testa di voler risolvere il caso, improvvisandosi detective.
Ispirandosi alla lezione del maestro Mario Bava (la cui grandezza meriterà un articolo a parte) Argento dà vita ad un nuovo genere chiamato “Thriller all’italiana” che tanto sarà in voga negli anni settanta.
In quest’opera prima ci sono tutti gli ingredienti di mistero, suspence, violenza che poi ritroveremo anche nei capolavori successivi tanto da spingere Alfred Hitchcock, dopo la visione del film, a dire: “Quell’italiano comincia a preoccuparmi”…
La colonna sonora, ossessiva e disturbante, è firmata dal maestro Ennio Morricone.
Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=0-MTKZugP1Y
A onor del vero c’era stato un primo esperimento del diciassettenne Steven che gli fece guadagnare udite udite un bel dollaro (davvero uno solo) ovvero Firelight (1964) ma Duel è considerato il suo esordio vero e proprio.
Il film è tratto da un racconto di Richard Matheson (lo ricordate? La stessa fonte di Romero) e pare sia ispirato a un fatto realmente accaduto allo stesso Richard nel novembre del 63, quando un camionista gli tagliò la strada in California.
La trama del film è davvero essenziale: un camionista psicotico fa di tutto per tagliare la strada e intralciare la guida dell’auto di David Mann, un rappresentante di commercio, che per lavoro sta attraversando il deserto del Mojave e che si ritrova suo malgrado coinvolto in estenuante inseguimento, senza capirne il motivo e soprattutto senza vedere mai in volto il suo nemico (di cui intravediamo sempre solo gli stivali).
Eppure nella sua semplicità è un film pazzesco, ricco di tensione, adrenalina e mistero, che tiene letteralmente incollati allo schermo (perfino me che non sono affatto un’amante dei motori) e che ha avuto un grosso impatto su pubblico e critica tanto che la Warner Bros decise di realizzarne una parodia, Fuel, con i personaggi dei Tiny Toons ovvero Calamity Coyote e Speedy Beep.
Il regista Edgar Wright disse al riguardo: “Penso ancora che, anche sulla scia dei suoi lavori successivi, sia una delle più grandi espressioni del talento di Spielberg”. Ed io non posso che concordare.
Qui trovate il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=8m9aeCeHbiQ
Il film è tratto dal romanzo per ragazzi “La signora Frisby e il segreto di NIMH” di Robert C. O’Brien.
Questa la trama: una dolce topolina di campagna, rimasta vedova, vive con i suoi quattro figli all’interno di un vecchio mattone nel campo del contadino Fitzgibbons. Si avvicina il periodo dell’aratura e Brisby deve traslocare il prima possibile. Purtroppo il figlio Timothy, gravemente malato di polmonite, non può uscire di casa, così la signora Brisby si rivolge prima al grande gufo e poi ai pericolosi ratti per cercare aiuto. La topolina così scoprirà che i ratti sono divenuti intelligenti e organizzati a causa di alcuni esperimenti condotti all’interno del National Institute of Mental Health (NIMH).
Una fiaba oscura e tenebrosa che ci racconta una storia di sopravvivenza e che è sicuramente in anticipo sui tempi e molto lontana dalle atmosfere alla Disney dove Bluth aveva lavorato.
È un piccolo gioiello poco noto che vale la pena di riscoprire (Bluth dirigerà poi il più fortunato “Fievel sbarca in America”) anche se le atmosfere tetre e alcune scene un po’ crude (ad esempio gli esperimenti in laboratorio sugli animali) potrebbero spaventare gli spettatori più piccoli ma sicuramente affascinare un pubblico più adulto.
Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=VFu71izmcFQ
La storia è semplice ma efficace: tre giovani cineasti decidono di realizzare un documentario sulla leggendaria strega di Blair, il cui spirito si aggirerebbe nei boschi di Burkittsville. Sostanzialmente è la storia del viaggio di questi tre amici e della lunga spirale di terrore e angoscia in cui verranno catapultati, molto molto lentamente. La geniale idea di marketing dei due registi (ovvero far credere che gli eventi fossero realmente accaduti in seguito al ritrovamento di una bobina abbandonata nel bosco) è la ciliegina sulla torta di un film che è divenuto un vero e proprio cult, pur non contenendo nessun particolare jump scare o immagini troppo crude anzi, tutto è spesso sfocato e lasciato alla suggestione dello spettatore che deciderà se farsi coinvolgere o meno dal racconto.
Il film ha il grande potere, giocando con la più semplice delle emozioni (la paura) di scatenare il dubbio nello spettatore. L’orrore rimane sempre nascosto, strisciante e questo accresce il senso di angoscia e il nervosismo dei protagonisti e di chi guarda… “Ho paura di chiudere gli occhi. E ho paura di aprirli”.
Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=MBZ-POVsrlI
Virginia, 1988: il giovane liceale Donnie Darko, interpretato dall’astro nascente Jake Gyllenhaal, soffre di sonnambulismo e schizofrenia paranoide che lo portano ad avere strane visioni tra cui Frank, un uomo vestito da coniglio che lo salva da morte certa (lo trascina fuori casa poco prima dell’impatto di un motore aereo con la sua abitazione) e gli preannuncia che la fine del mondo è vicina: mancano infatti esattamente 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. Comincia così un conto alla rovescia surreale e bizzarro in cui Frank chiede a Donnie di fare cose riprovevoli e sempre più pericolose.
Il film mescola generi diversi, si muove con disinvoltura tra diverse dimensioni spazio temporali e lo fa in modo originale e coraggioso. Un ruolo fondamentale è svolto dalla musica, composta al pianoforte da Michael Andrews e che ci fa immergere in una dimensione nostalgica e ipnotizzante. La colonna sonora è arricchita da alcuni pezzi anni ’80, in particolare Head over Heels dei Tears for Fears e la struggente Mad World interpretata da Michael Andrews
Enigmatico, affascinante e onirico.
Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Uab7LYrAiqM
Il sottotitolo del film A New England Folktale, “una fiaba del New England” (deturpato ovviamente nella versione italiana con “Vuoi ascoltare una favola?”) riesce a farci già intuire le atmosfere narrate.
New England, 1630: il predicatore William si trasferisce assieme alla sua famiglia ai margini di una foresta per costruire una nuova fattoria. Appena arrivati, però, il più piccolo dei bambini, ancora in fasce, viene rapito mentre è affidato alle cure della figlia maggiore, Thomasin (interpretata da Anya Taylor-Joy). Sarà stata la strega della foresta a rapirla? O Thomasin stessa è una strega?
Un horror psicologico che gioca con le nostre paure più profonde, il timore di non essere al sicuro nemmeno nella nostra famiglia.
Un horror sofisticato e cupo che mescola continuamente magia e realtà, simbolismo e storicismo e che ha pochi elementi in comune col genere a cui appartiene ad esempio il classico jump scare ma proprio per questo riesce a spaventare e turbare ancora di più.
PS: tra qualche mese dovrebbe finalmente arrivare in Italia “Nosferatu”, se le premesse sono queste non oso immaginarne la bellezza (ne riparleremo sicuramente).
Ecco il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=ZE0LxoT9F70
In questo caso il genere horror è solo lo scenario in cui va inserita la vera storia che è essenzialmente una disturbante storia familiare. Una stratosferica Toni Collette interpreta la madre (madre che vive nel lutto per la perdita della propria) che cerca di tenere insieme la famiglia preservandola da strani avvenimenti e presagi. La morte della secondogenita Charlie (che rimane uccisa decapitata da un palo del telefono mentre si sporge dal finestrino di un’auto in corsa) getta la famiglia nello sconforto e soprattutto nella consapevolezza che vi siano colpe familiari da scontare, qualcosa di malvagio che si tramanda da madre in figlio…
Il film è arricchito da una trovata geniale: la casa delle bambole che la madre costruisce con cura disponendo i personaggi al suo interno, come burattini mossi da fili invisibili.
Un horror inquietante che indaga il rapporto madre-figlio, l’ereditarietà delle colpe che si tramandano anche nelle migliori famiglie, la madre come mostro che non smette mai di affermare sé stessa: “chi si prenderà cura di me quando tu muori”?
Qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=V6wWKNij_1M