I’ll Be Your Mirror e Nico
4 Novembre 2024
L’Universo lento e freddo
3 Dicembre 2024

Alice Prina La libreria tra due fiumi

Parto subito con dirti che sono una tua affezionata lettrice e sostenitrice, ti ho scoperto dalla mia libraia di fiducia a Milano e credo che tu abbia scritto uno dei libri che avrei voluto scrivere. La tua storia mi è rimasta appiccicata dentro perché ognuna di noi ha dentro il dolore per la perdita di una persona speciale e può provare amore per chi è collegato a te non da un rapporto di parentela, ma dal profondo legame d’affetto.  Io sono figlia unica, ma ho un nipote di cuore, figlio della mia migliore amica che me lo affida spesso e loro per me rappresentano la mia famiglia. Amo i libri e li considero veicolo di comunicazione e dono agli altri. Tu riesci a tratteggiare le profondità di questi legami oltre il sangue, tutto condito dai libri: per questi motivi il tuo romanzo per me è poesia pura. Ne “La libreria tra i due fiumi” si intrecciano la storia di donne, una mamma che viene a mancare e un’amica che diventa una figura genitoriale di riferimento, oltre a tanto altro. Ti chiedo semmai se ci sia un modo per sopravvivere ai traumi, ai lutti della vita.

E come si fa a sopravvivere? Legandosi agli altri, come con i libri, questa è la soluzione secondo me, da soli non ce la facciamo; perché le storie narrate parlano un po’ anche di noi, ci fanno capire come le emozioni che viviamo siano universali, così io mi sento veramente parte di tutto, del mondo.

Ho bisogno di legare con gli altri, ho bisogno di sentirmi accolta, tutto questo si può fare attraverso l’universalità della letteratura e magari la soluzione per risolvere un certo problema relazionale la trovo in un libro, poi lo offro questo libro pensando che possa servire a qualcun altro.

Ognuno ha il proprio libro, non esiste il libro perfetto da regalare perché quello parla a te e magari non all’altro.

Anche io parlo molto attraverso i libri, credo sia un modo per comunicare qualcosa e aiutare l’altro ad avere uno strumento in più. A volte però seguiamo più i nostri obiettivi che i bisogni dell’altro. Per esempio, io l’ho regalato alla mia migliore amica, quella che ti dicevo prima per dirle che ci sono qualsiasi cosa accada, ma siccome soffre l’idea della morte, quindi di lasciare il figlio, anche se in buone mani, leggere questo libro significa soffrire un po’ di più; quindi, ci va con cautela perché deve far pace con questa parte. Per cui io sono la destinataria perfetta di questo libro, tu invece a chi vorresti regalarlo?

Mi piacerebbe regalarlo alle giovani donne, sento un legame molto forte con loro, vorrei comunicare che insieme possiamo farcela, inviare un messaggio di libertà dalle convenzioni e dai condizionamenti che ci vengono imposti o che a volte ci imponiamo da sole; spezzare un po’ le catene che la società ci impone a livello familiare, soprattutto quando ci stanno strette.

Ho inserito una citazione di Michela Murgia in cui diceva che i legami non sono per forza quelli di sangue, la famiglia non deve essere per forza la famiglia che ti è capitata, puoi anche scegliertene un’altra, e nessuno ti deve imporre chi frequentare e a chi voler bene.

I ragazzi hanno bisogno di figure da scegliere, un altro modello che non siano i tuoi genitori, un altro adulto, una zia, un amico di famiglia. Io li ho trovati nei professori, però questa ricerca di altre persone da osservare e da frequentare, secondo me è importante. Mettere i nostri figli a contatto con altri adulti è essenziale perché è così che si cresce e ci si forma vedendo che ci sono tanti altri punti di vista.

Mi ha colpito molto la protagonista Lena che a un certo punto dice, in sintesi, non so se sono più disastrata io che ho perso mia mamma o Greta che si ritrova con una famiglia burrascosa con molti segreti e vecchi rancori da gestire. È un pensiero a volte poco espresso, a volte io lo penso, di quanto le relazioni familiari possano essere tossiche e infettare una vita intera, se non affrontate. Esiste per te una pseudo ricetta per essere un buon genitore, anche se posso intuire la risposta negativa.

Non esistono ricette, ognuno deve trovare il proprio modo di porsi rispetto a un’altra persona, ancora di più un figlio, ho imparato dalla vita che prima di tutto bisogna risolversi e stare bene con se stessi per avere una sana relazione con gli altri. Dal momento in cui il genitore si chiede che tipo di persona sia il figlio, come reagisce, chi è veramente, senza farsi influenzare da quello che vorrebbe o che non è stato risolto nel suo io, può sviluppare una relazione libera da condizionamenti o convenzioni.

Sicuramente nella tua storia si capisce quanto sia necessario volersi bene, nell’evoluzione di Greta, nell’amore per se stessi, ma non solo come animo e conoscenza di sé, ma anche del proprio corpo. In un mondo in cui il corpo è oggetto e non si permette di farlo vedere come possa essere sofferente come il cuore, mentre nel tuo romanzo i corpi sono protagonisti e sono attraversati dal dolore; vuoi dirmi qualcosa sul rapporto con i corpi?

Mostrare la mancanza di amore per se stessi attraverso quello che una persona può fare al proprio corpo è il primo grado di disamore che possiamo avere nei nostri confronti, e lo vediamo in quello che purtroppo avviene con i disturbi alimentari: quando togliamo il cibo, togliamo il nutrimento e l’amore. Questo aspetto ho voluto metterlo nel personaggio di Greta che è già adulta, ha un altro modo di farsi del male perché tende a esagerare con l’alcool. Lena da adolescente, invece, dopo il lutto, vuole sentire il dolore che lei ha nell’animo proprio sul suo corpo, per questo si prende il compasso e si bucherella.

Per quanto mi riguarda, il mio corpo non deve essere visto come un qualcosa per gli altri, ma qualcosa per me stessa, come un alleato, deve farti sentire forte.

È uno spunto molto interessante, apri molte riflessioni sul vedere il proprio corpo come un alleato, quasi quanto Greta cerca di stimolare Lena mettendole dei libri da leggere davanti alla porta della camera; libri che sono protagonisti tanto quanto gli umani. Da dove arriva questo legame e cosa sono i libri per te?

Penso sia un legame innato, una passione nata quando ero bambina, visto che mi ricordo ancora i pianti di quando ho dovuto riconsegnare un libro illustrato prestato in prima elementare. Nei libri ho sempre trovato degli amici alleati; non li colleziono, anzi li presto, sono le storie che contengono che sono preziose per me. Sono un modo per comunicare, dei ponti tra le persone e un modo per legarsi agli altri.

Per me i libri sono stimolo e sogno allo stesso tempo, ma ne sono molto gelosa, non riesco a prestarli, apprezzo chi riesce a farlo. Un altro espediente narrativo molto interessante del libro è l’esistenza di un quaderno rosso, il collegamento tra le due donne, nel quale prima di morire Sophie ha inserito tanti suggerimenti per gestire la quotidianità della figlia Lena. Io vorrei avere due quaderni rossi, delle mie due nonne, per avere segreti dei loro due mondi perché una era una sarta e l’altra una cuoca; dico così avendo i miei genitori in vita altrimenti anche io vorrei il quaderno di mia madre per sentire la sua voce in generale. Da dove ti è venuta questa idea?

Ho sempre scritto un diario, quando ero ragazzina scrivevo per me stessa, però poi mi dicevo, magari un giorno lo leggerà qualcuno. Per la storia mi serviva un espediente per parlare ancora a Sophie che è un personaggio molto difficile. In una prima versione della storia era viva e moriva nel corso del romanzo, ma non funzionava, poi dal momento in cui non c’è più, è venuta fuori molto meglio perché è presente nei discorsi di Greta e di Lena, nelle loro relazioni e attraverso i libri che le uniscono.

Sophie è un personaggio centrale nella storia, non poteva esistere solo nei ricordi; quindi, concretamente questo quaderno rosso è la sua voce per Greta.

Ti piacerebbe avere un quaderno rosso di qualcuno che è venuto a mancare?

Io ho quello di mia nonna che è stata molto importante nella mia vita e io ho cominciato a scrivere i diari da bambina perché lei scriveva tutto quello che succedeva, anno per anno. Sono speciali perché c’è la sua calligrafia meravigliosa e io sento anche la sua voce.

Da qualche anno io ho imparato a scrivere non solo per sfogarmi dei momenti dolorosi, ma soprattutto per fissare i piccoli momenti di luce e di positività che ci sono tutti i giorni, così per evitare di perderli. Che ne pensi?

Quello che ti accade intorno è lo stimolo di tutto quello che metti nello scrivere, è la capacità dello scrittore di vedere tutto quello che accade, poi la parte personale puoi mischiarla con tutto ciò che osservi o in maniera tale che diventi una storia narrativa.

La scrittrice tira le fila un po’ di un burattinaio e mi ha fatto molto piacere mettere una parte di me in ogni personaggio. Greta è quella che sento più vicina perché sono entrata con lei nelle emozioni che ha vissuto, ho dovuto veramente accompagnarla, quindi le voglio proprio bene.

La parte di me che c’è in Giorgio è di aver fatto un figlio da giovane ed essere entrato in crisi, le domande che si fa Giorgio sono quelle che mi sono fatta anche io.

Abbiamo infatti parlato solo dei personaggi femminili, invece qualche uomo importante c’è.

Sì, sembra che non li abbia considerati in tutto questo discorso perché, visto che è un romanzo di legami tra donne, vengono messi da parte o messi in cattiva luce; certo ce ne sono proprio di negativi come il padre di Charles, mentre Giorgio e Charles sono molto importanti e sono degli aiutanti all’interno del percorso di Lena e Greta.

Per esempio, Greta senza suo fratello Giorgio non sarebbe riuscita a portare avanti la ricerca del passato della nonna che tanto la tormenta; avrebbe sicuramente lasciato perdere. Grazie a questa indagine Greta riesce a capire che c’è una strada percorribile nella relazione con Lena.

Charles, che è l’uomo parigino con cui entra in contatto Greta per arrivare alla verità sulla sua antenata, è un personaggio che mi appartiene molto, lo sento molto vicino sia nel suo essere anziano sia nella sua parte da bambino, che non ha elaborato il suo passato.

Parlando di Charles penso al suo rapporto con il vino che sottolinea questa tua attenzione culinaria, quasi un mezzo per farlo avvicinare a Greta. Che rapporto hai col vino?

Il mio rapporto col vino è molto simile a quello di Charles, non a quello di Greta. Il vino è un compagno di cucina, non mi piace bere senza mangiare, per esempio. Mi piacciono i vini italiani e francesi, non sono un’esperta, però mi piace abbinarlo alla buona cucina, deve essere un piacere. Ci voleva questo tocco di Charles, per lui il vino è come un ponte di comunicazione tra lui e Greta.

Immagino che chi ti conosca bene possa trovarti nei personaggi. A me sembra di conoscerti attraverso tutti i libri che hai citato; infatti, mi sono appuntata tutti i libri che hai menzionato. Esiste un libro del cuore a parte quello dell’infanzia?

Penso a “Madame Bovary” per le emozioni che ho vissuto quando l’ho letto in francese; poi penso a “Belle du Seigneur” di Albert Cohen, famoso come storia d’amore, che però è una storia molto travagliata su come viene scandagliato l’animo umano. La bellezza di questi due libri, la capacità degli autori di entrare nella mente dei loro personaggi.

Mi viene in mente anche “Il visconte dimezzato” di Calvino. Lui è uno dei miei autori preferiti, è una storia pazzesca, un visconte che si divide a metà, una buona e una cattiva, un libro che ho letto quando ero ragazzina, trovato nella libreria di mia nonna, quella dei diari. Mi ha riappacificato con la parte cattiva che abbiamo tutti, con l’ambiguità e l’ambivalenza dei sentimenti che abbiamo, e rileggerlo poi da adulta me l’ha fatto scoprire ancora meglio.

Staresti qui a elencarmene tanti mi sembra, ma ti faccio una richiesta più difficile, perché da lettrice e da studentessa di scrittura penso ai libri che mi hanno toccato nell’animo e avrei voluto scrivere. Te ne viene in mente uno?

Ne avrei voluti scrivere diversi, quelli di Mencarelli per esempio, oppure penso a “Isola di neve” di Valentina D’Urbano. Lei è un’autrice che apprezzo molto, ho letto tutti i suoi libri, e in questo libro è riuscita a unire il passato e il presente in una ricerca di sé.

Le scelte cambiano con la crescita, perché i libri dicono quella cosa in quel modo che avresti voluto dire tu o lo dicono in quel momento in cui avresti voluto esprimerlo, ma come dicevamo all’inizio spesso pensiamo egoisticamente. Tu qual è l’ultimo libro che hai regalato e qual era il messaggio?

L’ultimo libro che ho regalato è il libro di Matteo Bianchi “La vita di chi resta” che è una storia molto personale e l’ho regalato a una persona cara, un amico, che aveva vissuto più o meno la stessa storia tragica e poi lui mi ha ringraziato. Gli ho chiesto il permesso di regalarglielo, perché appunto a volte siamo degli intrusi senza permesso nella vita degli altri.