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L’estraneo siete voi Di Greta Consorte

Stay hungry, stay foolish.
Steve Jobs pronunciò queste parole durante il discorso agli studenti dell’Università di Stanford il 12 giugno 2005. Un messaggio divenuto celebre tanto per il suo significato quanto per la persona che l’ha tramandato. Chiaramente, l’intento di Jobs era quello di invitare i giovani a non perdere mai la curiosità, la voglia di crescere e di realizzare qualcosa di importante.
Eppure, avrebbe potuto optare per l’aggettivo “curiosi” o “ambiziosi”. Mosso da uno scopo preciso, scelse il termine “folli”.
Se ci attenessimo alla connotazione più tradizionale del concetto di follia, penseremmo, erroneamente, che Jobs stia augurando agli studenti di perdere il senno e la lucidità, quando invece sappiamo che intendeva sottolineare che per raggiungere degli obiettivi o per realizzare qualcosa di grandioso è necessario un pizzico di audacia. In altre parole, non arriviamo da nessuna parte se restiamo comodamente fermi nella nostra comfort zone.
Dal momento che siamo abituati a trattare prettamente il concetto di follia nelle sue accezioni più negative, le parole di Jobs sono un esempio di come questo tema sia poliedrico e pieno di sfaccettature.

In letteratura troviamo numerosi esempi di come la follia conduca i personaggi su una strada tortuosa e irta di pericoli, generando inevitabilmente ciò che è il motore di ogni storia: il conflitto. Basti pensare a Dr Jekyll e Mr Hyde, Dorian Gray o Robinson Crusoe: che sia l’uomo contro se stesso, contro la società o contro la natura, non esiste storia che si rispetti senza la conflittualità, poiché trova in essa la sua linfa vitale.
Nella narrativa contemporanea, tra gli autori che hanno dato vita a personaggi dalla personalità estremamente conflittuale, troviamo McGrath e Carrère. Entrambi si addentrano nella sfera del perturbante, nei labirinti della mente umana, nella follia che investe non solo chi vive la storia, ma anche chi la racconta. Da un lato abbiamo Follia di McGrath, con la sua passione fatale e con il conflitto che si irradia tra i vari personaggi; dall’altro abbiamo I baffi di Carrère, nel quale il protagonista sembra al tempo stesso artefice e vittima del conflitto che genera.

Follia

Come descrivereste una relazione tra una donna e un assassino, nata all’interno di un manicomio? Folle, ovviamente. La scelta del titolo del romanzo di McGrath – Follia – non è casuale. Ma andiamo con ordine: questa è la storia della tormentosa passione tra Edgar Stark, internato in un manicomio per uxoricidio, e Stella Raphael, moglie di uno psichiatra. La vicenda si svolge all’interno di un manicomio criminale vittoriano, in Inghilterra, e questo basterebbe già per definire la storia interessante. Ciò che la rende unica, però, è la voce narrante: lo psichiatra che ha in cura Edgar. Un legame che nasce in queste condizioni, dominato dall’irrazionalità e da una folle passione, viene filtrato attraverso l’occhio clinico di un medico, il che ci permette di comprendere meglio tutte le dinamiche contorte che si vengono a creare tra i due protagonisti.
A Edgar viene assegnato il compito di curare l’orto del marito di Stella, la quale si ritrova spesso e volentieri a interagire con lui, data la presenza costante. Durante i primi incontri, Edgar non dà l’idea di essere un feroce assassino, tutt’altro, appare educato, civile, premuroso. Inizia persino a legare con il figlio di Stella, Charlie, il che permette alla donna di empatizzare più velocemente con Edgar. Quest’ultimo, dal canto suo, non esita ad aprirsi con lei: difatti, senza che Stella gli chieda nulla, il detenuto confessa con naturalezza di aver ucciso sua moglie, motivo per cui fu internato. Essendo sposata con uno psichiatra, Stella non si scompone di fronte a questa confessione: per lei è la pura normalità.
Ciò che spinge Stella nelle braccia di Edgar è, di base, l’insoddisfazione del suo matrimonio. Ciò che non trova in Max, suo marito, lo vede in Edgar: un artista tanto gentile quanto possente che le offre un rifugio nel suo mondo all’insegna dell’avventura e della trasgressione. Pian piano tra i due amanti la tensione cresce, trasformandosi in un rapporto morboso che sfocia in ossessione sessuale. Sebbene Edgar manifesti i segni di una duplice personalità – l’artista dolce e sensibile e l’uomo violento corroso dalla gelosia – Stella sceglie di restargli accanto in quanto discerne l’essere umano dalla sua malattia. Stella infatti sostiene di temere quest’ultima, non Edgar in sé.
Il punto è che McGrath è riuscito a tessere una trama intrisa di suspense e colpi di scena che depisterebbe anche il più in gamba degli investigatori. Come? Costruendo relazioni tra personaggi che, come tutti, sono fatti di luci e ombre, ma la verità è che alcuni sono più bravi di altri a nascondere il proprio lato oscuro. Questa storia dall’impronta gotica e tenebrosa si snoda più nell’ombra dei retroscena che sul palco, sotto i riflettori, e questo porta man mano il lettore a essere attratto dal “non visibile” e dal “non detto”, ciò su cui gioca l’autore, esplorando i meccanismi della mente umana che si rivela straordinariamente labirintica.
Insomma, Follia diventa qui sinonimo di conflitto, poiché lo si respira in ogni scena, in ogni pagina: la doppia personalità di Edgar – un moderno Dr Jekyll e Mr Hyde –, la tormentosa passione che lo lega a Stella, il matrimonio irrecuperabile della protagonista.
Arriverà un momento in cui il lettore crederà di aver capito tutto, ma è solo questione di tempo prima che tutte le ipotesi crollino. È lì che sorge spontanea la domanda: quindi, qual è il vero atto di pura follia? La risposta è che non si realizza in un solo gesto, essa è composta da tanti strati che sembrano non finire mai, proprio perché nella definizione di follia, il limite non è contemplato.

I baffi

Consiglio: se avete intenzione di tagliarvi i baffi per sorprendere vostra moglie, ecco, pensateci due volte prima di farlo. Potrebbe finire in tragedia, com’è successo al protagonista del romanzo di Carrère. E non si parla di litigi o banali discussioni di coppia, ma di una nuova dimensione, quasi surreale, in cui il protagonista si ritrova catapultato dall’oggi al domani. Correreste il rischio?
Sembrerebbe il prosieguo della trama di Follia, ma in realtà stiamo parlando del romanzo I baffi, sebbene ci siano evidenti analogie tra i due: una buona dose di colpi di scena, la follia, la tensione che affiora man mano e, naturalmente, l’immancabile conflitto.
Tutto ha inizio da un gesto banale quanto quotidiano: il taglio dei baffi. Dopo averli portati per anni, il protagonista – che non ha nome – sceglie di fare una sorpresa ad Agnès, sua moglie, tagliandosi i baffi, cambiando così una costante del suo aspetto. Tuttavia, nel momento in cui va da sua moglie, questa non ha alcuna reazione. Accade lo stesso quando incontra gli amici a cena: non notano nulla di strano, né fanno cenno ai baffi. L’uomo inizia a insinuare di essere vittima di uno scherzo organizzato dalla moglie, ma il gioco inizia a durare troppo a lungo per i suoi gusti, così la prende in disparte per chiarire la questione. Quando le chiede spiegazioni, stupito che non abbia notato niente, Agnès risponde: «Sai bene che non hai mai avuto i baffi». Sipario. Questo è un colpo di scena – che accade all’inizio della storia – grande quanto una casa, perché le certezze del protagonista, come quelle del lettore, iniziano a sgretolarsi. Seguiranno altri episodi che metteranno in discussione ogni cosa, al punto che il protagonista non sarà più in grado di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Viene inghiottito in un nuovo mondo con regole che non conosce, ai limiti del surreale. Egli entra dapprima in conflitto con la moglie, poi con il mondo intero, infine con sé stesso. Non avendo altra spiegazione, Agnès dubita della lucidità del marito, ma d’altro canto anche lui inizia a credere che la moglie sia affetta da qualche disturbo.
Dunque, qual è la verità? Non ci è dato saperlo, anche perché sembra proprio che ci troviamo in presenza di un narratore inaffidabile. In questo modo, viene a crearsi un’ulteriore tipologia di conflitto: quello tra il lettore e la narrazione stessa. In qualità di lettori, siamo portati a credere che tutto quello che ci viene raccontato, in realtà, non è altro che una menzogna, poiché ciò che apprendiamo viene costantemente messo in dubbio.
Probabilmente con questa storia l’autore vuole invitarci a riflettere sulla relatività della realtà stessa: ciò che diamo per scontato, ciò che riteniamo oggettivo – come un dettaglio del nostro aspetto fisico – forse lo è solo dal nostro punto di vista. Entriamo così in un circolo, vizioso o virtuoso a seconda della prospettiva, che ci apre un’infinita serie di possibilità, di spiegazioni, se non di veri e propri percorsi di vita.

Due romanzi dalle vibes tenebrose e inquietanti, due storie che invitano non solo a osservare la realtà dalle sue diverse angolazioni, ma anche ad accettarne le diverse sfaccettature. Ogni essere umano, in quanto tale, accoglie al suo interno diversi lati della propria personalità, ma quante volte questi entrano in conflitto tra loro? Si può essere gentili, ma anche vendicativi, vulnerabili e al tempo stesso decisi, distaccati ma affettuosi… Una società che non concepisce come qualità opposte possano convivere nella stessa persona porta l’individuo a vedere la realtà in bianco e nero anziché a colori. E la non accettazione spesso genera conflitto.
La mente umana è complessa e tortuosa, e alle volte solo ai più temerari (o per usare le parole di Jobs, ai più folli) è concesso scoprire cosa si annida al suo interno. In fondo, se ci pensiamo, è lì che il conflitto trova il suo terreno più fertile.